Un progetto di ricerca artistica sul lutto, la perdita, il vuoto, il silenzio, la deposizione, la cura.

La dimora in cui vivo ogni giorno, che ho scelto, da cui parto, a cui ritorno, in cui accolgo, che faccio attraversare
e segnare di tracce, di presenze.

Un luogo di custodia della memoria in cui la storia delle persone viene narrata attraverso gli oggetti che hanno posseduto, toccato, attraversato.
 

Una casa visitabile su appuntamento, in cui portare oggetti e memorie, che dopo un incontro, dopo l'ascolto, diventano narrazioni, storie, vengono archiviate e custodite in un sepolcro laico, attraverso un percorso di accompagnamento alla deposizione, alla sepoltura, alla chiusura di un ciclo.
 

Uno spazio poliedrico, un archivio, un museo, un laboratorio, un ventre, una piccola residenza per artisti, un luogo in cui stare, ascoltarsi, curarsi, guarire, uno spazio che accoglie.

La stanza e gli spazi in cui custodisco e ridono vita a libri usati che salvo da case abbandonate, letture finite, luoghi che si chiudono, dimore che vengono salutate dopo la scomparsa
delle persone che vi hanno vissuto, biblioteche e piccoli negozi che rinnovano il proprio patrimonio bibliografico.

Una dimora a cui chiedere di poter approdare, un luogo fuorimano, che prevede una distanza e un cammino per essere raggiunto, in cui portare con sè dubbio e conflitto, fatica e sospensione, contraddizione e caos. Bisogni emotivi e materiali, espressivi, identitari. Un luogo in cui l’ascolto è cura e non soluzione, la responsabilità personale, la delega non prevista.

 

Il mezzo di espressione che scelgo per narrare, raccontare, descrivere, comunicare, rappresentare, fotografare, immaginare, mappare, cartografare.
Le parole sono la forma in cui traduco la mia osservazione, i miei attraversamenti, i contorni e il centro di un luogo, di un territorio, le storie che trovo nelle case che custodisco, nelle persone che incontro, nei libri che leggo, nella natura che mi soffia addosso. Le Storie degli oggetti che raccolgo, che mi giungono in custodia, sono scritte con le parole, archiviate in contenitori cartacei da leggere toccandone le pagine.